COLLIGNON - Bicicleta
Bicicleta è un disco che sfugge. Ti sembra di capirlo, poi deraglia. Parte con groove conosciuti – afrobeat, psych rock, un vago senso di Mediterraneo – ma li distorce, li prende di taglio, li rende irriconoscibili. È come se la bici del titolo avesse il manubrio storto, i freni che fischiano, ma andasse comunque più veloce di tutti.
La musica ha un'energia sfibrata e contorta, come se la festa fosse cominciata troppo presto e adesso si stesse sciogliendo sotto il sole. Non c’è nostalgia, non c’è comfort. Solo incastri ritmici che sbandano, sintetizzatori che sembrano strumenti a fiato e viceversa, campioni che non suonano mai nello stesso modo due volte. È un disco fisico, ma non ballabile. Ironico, ma mai parodico. Collignon non ti accompagna: ti mette davanti un collage di generi, luoghi e tempi che sembrano già stanchi di essere etichettati. Eppure, qualcosa tiene tutto insieme. Forse è proprio la bicicletta, con il suo equilibrio precario e costante: se ti fermi, cadi.
In un mondo musicale sempre più standardizzato, Bicicleta è un oggetto che vibra a parte. A tratti ti respinge, a tratti ti ipnotizza. Ma non si lascia mai afferrare del tutto. E forse è proprio questo il punto.