Hachiku - The Joys of Being Pure at Heart

 


C'è qualcosa di disarmante nel modo in cui Hachiku racconta la fragilità, come se ogni brano fosse una stanza piccola, in penombra, con le pareti che sussurrano. The Joys of Being Pure at Heart è un titolo che sembra ironico, ma solo a metà: c'è gioia, sì, ma è quella delicata e malinconica di chi ha capito che la purezza non protegge, anzi, espone.

Le chitarre sono morbide, sognanti, ma mai evasive. Ogni arrangiamento è calibrato al millimetro, senza mai diventare freddo. Si sente che dietro c’è una mente attenta ai dettagli, ma anche un cuore che vibra in ritardo, in controtempo con la realtà. Le melodie si aprono lentamente, come chi prende confidenza solo dopo averti guardato negli occhi per un po’.

Non c’è urgenza, ma nemmeno noia. C’è un tempo sospeso, come una domenica pomeriggio qualunque che diventa improvvisamente memorabile. E mentre l’album scorre, ti rendi conto che stai ascoltando qualcosa che non ti urla addosso, ma che resta. Come le cose vere, che non hanno bisogno di attirare attenzione per colpirti nel profondo.