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Nel principio, l’archivio. Non la fine.

Abbiamo aperto questo posto digitale. Dentro ci sono una serie di dischi di cui abbiamo parlato, di cui stiamo parlando e forse parleremo ancora. Lo abbiamo fatto in questi mesi, senza grandi pretese tecniche: è una specie di archivio, nato quasi per caso. Ci siamo accorti che ogni cosa che facevamo qui aveva un inizio e una fine, ma nel concreto durava circa tre secondi. Poi spariva.
In un momento storico in cui la guerra è tra chi si professa puro e chi vuole sembrarlo ancora di più — pur con gli scheletri nell’armadio e gli errori che accomunano tutti — abbiamo deciso di toglierci dall’imbarazzo di doverci sempre spiegare e apparire impeccabili. Non siamo bravi in questo, né in tante altre cose. Siamo solo colpevoli come tutti. Ma continuiamo a fare quello che facciamo da quindici anni, al di là di ogni mezzo: cercare, scoprire, raccontare musica che spesso non si caga nessuno.
Il gioco è semplice, niente di complicato. Sotto questo post vedete delle foto. Ci cliccate sopra, le aprite, leggete qualche riga scritta nei ritagli di tempo con i nostri pensieri dentro, poi premete play. Se vi va, seguite chi ha scritto quel disco — non ci sono solo progetti italiani, anzi. Se non vi va, va bene lo stesso. Nessuna pressione. Sono cose semplici, ma ci servono per riprenderci il tempo necessario, quello fondamentale, per fare ciò che conta in una situazione come questa: ascoltare delle canzoni.
Tutto il resto è poco interessante.
Tutto il resto, tra circa tre secondi, sarà già svanito.
Fino alla prossima polemica o all’ennesimo algoritmo senza scrupoli.
HMCF