Umarell - ROCK&ROLL
Con Rock & Roll, Umarell fa tutto tranne che il rock’n’roll. O forse sì, ma alla sua maniera: disillusa, affettuosa, sgangherata e precisa. È un disco che sembra partire per scherzo, con quel nome da pensionato che guarda i cantieri e quel titolo così programmatico da sembrare parodico — ma poi, ascolto dopo ascolto, ti accorgi che qui dentro c’è più verità che in tanti dischi “seri”.
I brani sono brevi, taglienti, pieni di frasi che sembrano battute e invece ti colpiscono allo stomaco due minuti dopo. La voce è piatta, ma mai svogliata. Le chitarre suonano come se fossero state registrate in una cameretta con le finestre aperte e la batteria — elettronica o suonata poco importa — segue, inciampa, si rialza. È indie rock? È post-punk impasticcato? È cantautorato generazionale sotto effetto di meme e malinconia? Forse tutte e tre le cose, forse nessuna.
C’è una strana dolcezza in Rock & Roll, sotto l’ironia. Umarell canta di paesaggi minimi, ossessioni quotidiane, malinconie metropolitane con lo sguardo di chi non si prende sul serio ma sente tutto davvero. E in questo cortocircuito — tra posa e confessione, tra sarcasmo e ferita — il disco trova la sua forma più vera.
Rock & Roll non è un’esplosione. È un gesto piccolo, laterale, ma fatto con precisione emotiva. Non ti travolge. Ti resta tra le dita. Come certe cose che sembrano passare in fretta, ma poi tornano in mente quando meno te lo aspetti.